Memorizzare informazioni in pochi atomi: l’ultima sfida della Ricerca IBM

January 15, 2012 by admin · Leave a Comment
Filed under: aziende 

A sottolineare 30 anni di ricerca nella nanotecnologia, i ricercatori IBM sono riusciti a memorizzare informazioni in appena 12 atomi magnetici, uno spazio significativamente inferiore alle unità disco di oggi, che utilizzano circa un milione di atomi per memorizzare un singolo bit di informazioni. Una volta sviluppato pienamente, questo risultato potrebbe condurre a una classe del tutto nuova di memoria, per dispositivi che vanno dai server aziendali ai telefoni cellulari, ai computer e altro ancora.

Adottando un approccio nuovo e partendo dalla più piccola unità di storage dei dati – l’atomo – i ricercatori hanno dimostrato uno storage magnetico almeno 100 volte più denso degli hard disk e dei chip di memoria a stato solido di oggi. Le future applicazioni delle nanostrutture, che vengono costruite un atomo alla volta e che applicano una forma non convenzionale di magnetismo, denominata antiferromagnetismo, potrebbero consentire a persone e aziende di memorizzare 100 volte più informazioni nello stesso spazio.

La ricerca è stata pubblicata oggi nella rivista Science.

Costruire la nuova frontiera dello storage

Se da un lato la tecnologia dei transistor al silicio è diventata più economica, più densa e più efficiente, dall’altro le limitazioni fisiche indicano l’impossibilità di continuare a proseguire su un percorso di scalabilità convenzionale. Servono approcci alternativi per sostenere il rapido ritmo dell’innovazione informatica. La capacità di lavorare a livello atomico, di creare qualcosa a partire “dal basso” potrebbe portare alla realizzazione di dispositivi più piccoli, più veloci e più efficienti dal punto di vista energetico.

“L’industria dei chip continuerà a perseguire la scalabilità incrementale nella tecnologia dei semiconduttori ma, man mano che i componenti continueranno a restringersi, la marcia proseguirà verso l’inevitabile punto di arrivo: l’atomo. Noi adottiamo l’approccio opposto e partiamo dall’unità più piccola, i singoli atomi, per costruire dispositivi di storage e di calcolo un atomo alla volta”, spiega Andreas Heinrich, responsabile di questo progetto nel centro di Ricerca IBM di Almaden, in California.

Come funziona

L’informazione più elementare che un computer comprende è un bit. Così come una luce che può essere accesa o spenta, un bit può avere solo uno dei due valori seguenti: “1″ o “0″. Fino ad ora, non si sapeva quanti atomi sarebbero serviti per memorizzare in modo affidabile con una tecnologia magnetica un bit di dati.

Con proprietà simili a quelle dei magneti su un frigorifero, i ferromagneti usano un’interazione magnetica tra i suoi atomi costituenti che allineano tutti i loro spin – l’origine del magnetismo degli atomi – in un’unica direzione. I ferromagneti hanno funzionato bene per lo storage dei dati magnetico, ma un importante ostacolo alla miniaturizzazione fino a dimensioni atomiche è rappresentato dall’interazione dei bit adiacenti tra loro. La magnetizzazione di un bit magnetico può influire pesantemente su quella del bit vicino, in conseguenza del suo campo magnetico. Sfruttare i bit magnetici alla scala atomica, per conservare informazioni o eseguire operazioni di calcolo utili, richiede un controllo preciso delle interazioni tra i bit.

I ricercatori IBM hanno utilizzato un microscopio a effetto tunnel (STM) per progettare a livello atomico un raggruppamento di dodici atomi accoppiati in modo antiferromagnetico, che hanno memorizzato un bit di dati per ore a basse temperature. Sfruttando le direzioni alternate intrinseche degli spin magnetici, essi hanno dimostrato la possibilità di impacchettare bit magnetici adiacenti in modo molto più ravvicinato di quanto non fosse possibile in precedenza. Ciò ha aumentato enormemente la densità di storage magnetico, senza alterare lo stato dei bit adiacenti.

Per ulteriori infomazioni, consultare il sito www.ibm.com/atomicscalememory


RFID per contrastare il mercato grigio:la nuova soluzione Aton

September 19, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: software 

Controllare il grey market a tutela del brand, gestire la supply chain nel mercato del fashion-retail dalla produzione alla distribuzione e garantire al consumatore una shopping experience gratificante grazie alle tecnologie mobile ed RFID, sono i principali punti sviluppati dalla nuova soluzione software di Aton: .onID.

.onID, è un software altamente modulabile, grazie alla sua struttura a blocchi, che permette di comporre in maniera visuale (utilizzando al minimo il codice) estremamente snella e flessibile la sequenza delle operazioni da svolgere, per adattarsi facilmente alle esigenze del cliente. .onID raccoglie i dati che provengono da vari device presenti sul campo, li filtra, li aggrega e li indirizza ai suoi effettivi utilizzatori tramite un applicativo di front-end quale un ERP o qualsiasi altro sistema gestionale. Ciò significa che è in grado di raccogliere informazioni sui prodotti, ma anche sul loro percorso lungo tutta la catena distributiva: in questo modo eventuali passaggi non previsti possono essere identificati e contrastati.

Oltre al controllo del grey market, la soluzione di Aton permette di gestire attività a monte e a valle della filiera: dalle attività di logistica di magazzino, controllo di arrivi e spedizioni, fino al prolungamento dell’esperienza d’acquisto del cliente, fornire informazioni aggiuntive sul prodotto e sui prodotti della stessa linea, proporre ulteriori acquisti.

Il successo della soluzione, già sperimentata da prestigiosi clienti del mondo fashion, G&P Net (Peuterey, Geospirit), Franklin&Marshall per citarne alcuni, si sta concretizzando anche grazie alle relazioni con importanti partner. Una demo basata su .onID è stata infatti installata presso il Cisco Business Collaboration Centre, lo spazio di Cisco che ospita i partner coinvolti nello sviluppo dell’innovazione, creato per raccontare e far toccare con mano al visitatore non solo idee e scenari futuri, ma anche nuove soluzioni tecnologiche già oggi operative nelle aziende.

La demo utilizza la piattaforma RFID Intermec costituita da un reader fisso, dotato del sistema operativo Linux, completo di antenne e un terminale brandeggiabile certificato CCX V.4 Wi Fi, i quali consentono una perfetta integrazione con Cisco Unified Wireless Network, che si avvale di funzionalità quali ClientLink, CleanAir, VideoStream e Bandselect. Il progetto garantisce così una connettività di alta affidabilità, efficienza e sicurezza. La demo è stata presentata ufficialmente il 15 settembre 2011 in concomitanza con un evento dedicato ai partner Cisco e Intermec che si è tenuto presso il CBCC.

“La partnership con Cisco e il consolidamento della partnership con Intermec rientrano nella strategia di innovazione di Aton, focalizzata nel realizzare applicazioni tecnologiche in grado di rispondere alle nuove esigenze del mercato internazionale, collaborando costantemente con Università e società di consulenza per mettere a punto le soluzioni più efficaci per le aziende” ha dichiarato Giorgio De Nardi, Presidente del Gruppo Aton “Proprio per questo nel 2011 abbiamo scelto di investire ancora di più nella realizzazione di soluzioni innovative, incrementando il budget dedicato all’R&D di oltre il 50% rispetto all’anno precedente.”

“Siamo lieti di ospitare una soluzione così innovativa all’interno del CBCC, il nostro centro di business collaboration dove diamo spazio all’innovazione basata sulla collaborazione con i nostri partner e clienti” afferma Eric Moyal, Direttore Canali di Vendita Indiretta di Cisco Italia. “La soluzione sviluppata insieme a Aton e Intermec si contraddistingue per la sua unicità e avanguardia tecnologica; riteniamo sia un’ottima opportunità per tutte quelle aziende ed operatori che hanno l’esigenza di rendere efficienti le operazioni nel magazzino, controllare la distribuzione non autorizzata, tutelare l’autenticità dei prodotti e rendere più ricca e coinvolgente l’esperienza di acquisto”.

L’RFID è una tecnologia per l’identificazione automatica degli oggetti basata sulla capacità di particolari dispositivi elettronici (detti TAG) di memorizzare dati e sulla capacità di questi di rispondere all’interrogazione a distanza da parte di appositi lettori a radiofrequenza comunicando, sempre tramite segnali a radiofrequenza, le informazioni in essi contenute.

Il Gruppo Aton è leader nel settore dell’Enterprise Mobility e della tecnologia RFID grazie a vent’anni di ricerca, innovazione tecnologica ed esperienza specifica nella gestione della mobility. Opera sul mercato attraverso Aton, System Integrator che realizza progetti per l’informatica mobile nella Supply Chain e nelle applicazioni di Field Force Automation; Aton España Soluciones de Movilidad e On Portugal Managing Mobility, due System Integrator che operano rispettivamente nel mercato spagnolo e portoghese, Hi Touch, società costituita nel 2009 con la missione di distribuire attraverso il canale ICT le soluzioni complete e i prodotti sviluppati da Aton per il governo della mobility. Il gruppo conta 8 sedi (Milano, Roma, Torino, Bologna, Treviso, Madrid, Lisbona, Oporto) e fornisce servizi avanzati di assistenza in outsourcing in 9 lingue in 30 nazioni. www.aton.eu

Intermec Intermec Technologies Corp. (NYSE:IN), sviluppa, produce ed integra le tecnologie che identificano, rintracciano e controllano i prodotti lungo tutta la Supply Chain. Le tecnologie principali includono sistemi informatici mobili, stampanti di codice a barre e prodotti RFID. La globalità dell’offerta garantisce soluzioni armoniche e affidabili nel tempo volte a salvaguardare il più breve ROI aziendale (Return of Investment). Per maggiori informazioni www.intermec.it

Windows Azure: il cloud computing di Microsoft

July 14, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: aziende 

 

 

Il cloud computing è un’espressione decisamente in voga in questo ultimo anno e, tanto per introdurre al meglio l’argomento, indica tutta una serie di architetture che hanno lo scopo di consentire una elaborazione centralizzata (lato server) delle varie informazioni digitali.

Questo, si comprende bene, snellisce e decentralizza allo stesso tempo le operazioni sui vari client di ogni singolo utente permettendo una velocità di esecuzione nelle operazioni decisamente evidente.

Il concetto di cloud computing (“Cloud” in inglese significa nuvola) vuol proprio indicare questo : un insieme centralizzato in cui sono effettuate elaborazione di dati, esecuzione di programmi e, in generale, esecuzione dei dati digitali. L’utente finale che sfrutta il servizio cloud, pertanto, dovrà solo connettersi da remoto ad un server che avrà lo scopo di svolgere per lui la parte elaborativa.

L’impatto di questo progetto non riguarda solo i classici pc di casa o lavoro, ma anche cellulari e smartphone di ultima generazione nonché tablet. In pratica, tutti i device connessi ad Internet.

E Microsoft come si inserisce in tutto questo? Windows Azure è il servizio di cloud computing targato Microsoft e che è sbarcato in oltre 20 Paesi in tutto il mondo. Dietro, però, non c’è solo un semplice servizio. Il termine “Windows” sta ad indicare un vero sistema operativo su cui poggia Azure. Il sistema é basato su Windows Server 2008 facente parte di data center Microsoft sparsi in tutto in modo (attualmente solo in USA e presto in Europa) e il lancio ufficiale sul mercato data 1 Febbraio 2010. Ad un anno e oltre, possiamo dire che Azure è entrato alla grande nel mercato del cloud computing.

Ora entriamo nel dettaglio della piattaforma di Redmond. In primis, vorrei sottolineare come l’idea “cloud” che è alla base di Windows Azure non prevede soltanto molte funzionalità interessanti, ma tutta la piattaforma è stata pensata e realizzata per avere una totale interoperabilità con i principali ambienti di sviluppo quali ambiente .NET, PHP, Ruby, Python o Java.

Inoltre, si adatta alle esigenze di chiunque voglia trovare facili risposte con lo scopo di ridurre quei costi fissi che si devono sostenere, ma, nello stesso tempo, che voglia avere a disposizione sistemi già pronti all’uso che smaltiscono enormi carichi di lavoro.

Windows Azure è, come detto, un sistema operativo a tutti gli effetti che si pone come fornitore di :

  1. Servizi in cloud
  2. Ambiente di sviluppo
  3. Servizio di hosting
  4. Servizio di management per la piattaforma Windows Azure.
  5. Servizi di calcolo
  6. Memorizzazione dati
  7. Servizi di caching
  8. Service bus
  9. Servizi di accesso facilitato alle identità (Access Control)
  10. CDN (Content Delivery Network)

 

In poche, ma significative parole, scopo primario è quello di fornire a web-developer e non solo servizi di hosting ad ampia scalabilità per applicazioni web.

Windows Azure mette a disposizione, quindi, un ambiente molto flessibile per realizzare nuove applicazioni che saranno eseguite rigorosamente in ambiente di cloud computing. Inoltre, proprio sfruttando le potenzialità del cloud, la piattaforma snellisce la gestione e l’uso delle applicazioni a 360° divenendo la soluzione ideale per applicazioni di medie e grandi dimensioni che richiedono alti livelli di scalabilità.

Ho potuto testare la piattaforma per il classico periodo gratuito dei 30 giorni riuscendo ad interagire con i servizi più interessanti a disposizione : Windows Azure, Microsoft SQL Azure, il service bus Windows Azure AppFabric e i servizi di  Windows Azure Content Delivery Network (CDN).

Vediamoli singolarmente per scoprirne le peculiarità più interessanti.

Microsoft SQL Azure estende le varie funzionalità di Microsoft SQL Server inserendole nel contesto del cloud computing come un vero database relazionale distribuito web based.

Windows Azure AppFabric è dedicato agli sviluppatori cui permette l’interazione fra applicazioni e servizi di cloud computing.

Azure Content Delivery Network (CDN) è, invece, una funzione che possiamo attivare su qualsiasi storage da utilizzare per distribuire il file XAP di un’applicazione Silverlight o qualsiasi altra risorsa che quest’ultima utilizzi (ad esempio video, audio e immagini). Il vantaggio appare evidente perché ogni contenuto è servito al client dell’utente in modo mirato, utilizzando il server geograficamente più vicino e con la massima velocità disponibile.

Per completezza vi linko anche un video ufficiale di presentazione della piattaforma in modo che abbiate tutti gli elementi per iniziare a prendere confidenza con Windows Azure.

Infine, Le aziende che desiderano provare o abbonarsi ai servizi di Windows Azure possono farlo dal sito ufficiale.

 

 

 

 

Noi L’Aquila: un riflesso del passato ed una luce per il futuro

July 13, 2011 by admin · Leave a Comment
Filed under: Eventi 

 

 

Ci sono delle cose al mondo che non devono essere dimenticate ed il ricordo è l’unico strumento che ci permette di mantenere viva la memoria di un qualcosa che per un motivo o per un altro è andato perso.
E’ proprio questo il principio applicato al nuovo progetto a sostegno della città de L’Aquila realizzato grazie alla cooperazione tra le autorità cittadine e Google il motore di ricerca più famoso al mondo.
Il progetto prende il nome di “Noi L’Aquila” e già dal nome possiamo capire che quello che è accaduto alla città Abruzzese non riguarda solo la sua popolazione ma tutti Noi; insieme possiamo collaborare per mantenere viva una memoria  davvero troppo importante per permettere che venga cancellata!
Che cosa c’entra Google in questo?
C’entra e come! Infatti è stato proprio google a mettere a disposizione le tecnologie adatte a farci collaborare tutti insieme per ricordare il patrimonio artistico della città.
Tramite una piattaforma presente su www.noilaquila.it possiamo eseguire più operazioni;  innanzitutto è possibile visitare le strade ed i luoghi nascosti della città, in secondo luogo condividere le nostre esperienze; esperienze che riguardano L’Aquila, momenti che abbiamo vissuto lì,  che abbiamo documentato con una fotocamera o videocamera, tutto ciò può e deve essere condiviso sul sito in modo da ricordare com’era un tempo la città aquilana prima che il terremoto la “cambiasse”.
A proposito di cambiamento possiamo dare il nostro aiuto  tramite altri due strumenti (Google SketchUp e Google Building Maker) tramite i quali è possibile creare modelli virtuali della città in 3D per ispirarne la futura ricostruzione fisica.

Il progetto “Noi l’Aquila” può essere considerato una sorta di “banco prova”,  infatti dopo di esso ne saranno realizzati altri a favore dei paesi che hanno subito calamità analoghe a quella de L’Aquila; luighi che  avranno dunque lo stesso bisogno di aiuto sia per quanto riguarda la salvaguardia del proprio passato sia un forte incentivo per proiettarli verso il futuro.
Per sensibilizzare le persone a prender parte alla causa nel centro de L’Aquila sono state installate postazioni internet e schermi LCD  per incentivare ma anche per aiutare chi ha difficoltà nell’utilizzo degli strumenti.
Ricordare per tramandare, dunque, perché le generazioni che verranno dovranno avere l’opportunità di godere di una città rinata ma allo stesso tempo di essere a conoscenza di ciò che era.
Il progetto è stato lanciato solo il 14 giugno scorso ma promette di diventare in breve tempo un vero e proprio documentario su com’era la città prima di quel fatidico 2009.

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